AVVISO AI MIEI VISITATORI


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QUESTO BLOG NON E' CREATO A SCOPO DI LUCRO
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I MODI DI DIRE, PUBBLICATI IN CALCE AI POST RIGUARDANTI VENEZIA, SONO TRATTI DAL LIBRO "SENSA PELI SU LA LENGUA" DI GIANFRANCO SIEGA - ED. FILIPPI EDITORE VENEZIA O DA "CIO' ZIBALDONE VENEZIANO" DI GIUSEPPE CALO' - CORBO E FIORE EDITORI.
SPERO CHE GLI AUTORI APPREZZINO LA PUBBLICITA' GRATUITA E CHE IO NON SIA OBBLIGATO A SOSPENDERNE LA PUBLICAZIONE.
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I MIEI AMICI LETTORI

domenica 20 maggio 2018

VENEZIA 2018

Con questo post comincio la pubblicazione delle foto fatte a Venezia da un amico al quale avevo promesso di fare da guida quando mi ha molto aiutato in occasione della frattura alla spalla destra. Io invece ho filmato. (Per qualche problema non è ancora pronto il film, ma, in ogni caso, non devo partecipare al Festival di Cannes). Cercherò di seguire i vari percorsi effettuati per dare voglia a qualcuno di voi di seguire i nostri passi.

Il ponte Calatrava subito all'uscita da Piazzale Roma








E si entra in Canal Grande. Sullo sfondo : la chiesa di San Simeone Piccolo ed il Ponte degli Scalzi



Alla prossima

domenica 13 maggio 2018

67° DOGE - CRISTOFORO MORO (1462 - 1471) - PRIMA PARTE


Il nuovo doge fu eletto in ballottaggio con Marco Foscari, fratello di Francesco, e Cristoforo Moro ebbe la meglio con trenta voti il 12 maggio 1462.
Nato verso il 1390, figlio unico di Lorenzo, fu Savio, censore, consigliere, decemviro, procuratore e correttore della Promissione ducale. Era stato anche militare come capitano a Brescia assediata dai Visconti ma la sua massima carica fu ambasciatore presso i papi Eugenio IV e Niccolò V. Era talmente bigotto da rifiutare , da giovane, di andare a letto con una monaca scappata dal convento per lui e .... la convinse a ritornarci.
Di lui si diceva che "el gera bon solo per star coi frati". Visto com'era non poteva lasciare solo Pio II che, dopo il fallimento della Dieta di Ferrara, il 22 ottobre 1463, si era messo personalmente a capo della crociata contro i Turchi ed il doge era pronto a seguirlo, almeno a parole, ma anche perché i Turchi si erano rimessi contro i Veneziani conquistando la Morea.
Nel novembre il doge presentava al Maggior Consiglio la proposta di inviare una flotta nel Levante. Venne approvata purché lo stesso doge comandasse le galee. A questo punto egli fece marcia indietro tirando fuori l'età avanzata, che non ci vedeva da un occhio e che non aveva mai combattuto in mare. Tutte scuse perché aveva solo paura. Rimproverato dal consigliere ducale , Vettor Cappello, ottiene solo di poter portare con lui un parente, Lorenzo Moro, duca di Candia, come ammiraglio su una delle galee, dimostrando così di non avere la stoffa per un'impresa del genere. La partenza è fissata per il luglio del 1464 da Ancona.
Quindi Pio II ci si reca il 12 luglio, ma quando arriva non trova le navi e gli eserciti che lui sperava pronti alla partenza. Ci sono solo le sue otto galee. I vari sovrani avevano fatto marcia indietro e solo dodici galee veneziane arrivano il 12 agosto, insufficienti per continuare la spedizione. Inoltre Pio II muore dopo tre giorni e i cardinali al suo seguito tornano a Roma per eleggere il nuovo Papa. Cristoforo Moro, ben felice e non potendo affrontare i Turchi con così poche forze, torna a Venezia. Per affrontare il nemico bisognava organizzare una grossa armata e mentre sull'istmo di Corinto si costruiva una muraglia con 137 torri, nell'Arsenale di Venezia si cominciò a costruire nuove galee con nuove tasse per i Veneziani.
Era comunque impossibile, in così poco tempo, tenere dietro all'armamento nemico : trecento navi e 60.000 uomini al comando del sultano stesso che voleva puntare sull'Eubea nel 1468. Le scorrerie ottomane arrivarono sino in Istria e ci fu una certa leggerezza in questa occasione da parte della Repubblica. Il comando della flotta fu affidato a Niccolò da Canale, molto più adatto a leggere libri che a condurre azioni sul mare. Aveva solo 70 navi e degli equipaggi indisciplinati, privi di esperienza. I Nobili comandanti delle varie unità avevano arruolato camerieri e servitori, anziché soldati veri e propri, con un'incosciente disonestà che sarebbe costata cara a Venezia.

Il seguito alla prossima puntata

MODI DI DIRE

Aver le scarpe col scricolo
(Avere le scarpe con lo scricchiolio)



Si riferisce allo scricchiolio che fanno le scarpe nuove , appena messe. Si portavano particolarmente in chiesa, la domenica, in modo che tutti le notassero. Dovevano in seguito essere risuolate e riparate sino alla rovina, dopo essere state portate per anni ed anni.



martedì 17 aprile 2018

UN GATTO SCONTROSO


Guai a chi tocca le mie ciotole

Riprendo le mie avventure dopo un certo tempo, non previsto, ma non per colpa mia. Inoltre, Elio, si permette di andare a Venezia e rientrare solo il 2 maggio. Almeno mi ha lasciato in vostra compagnia.

- Silenzio, non disturbatemi, sto guardando la TV. E' l'ora del mio gioco preferito : La ruota della fortuna. Non dovete credere che io sia un interessato a questo gioco per casalinghe o alle battute "spiritose" del presentatore. No, ma potrei passare delle ore a guardare questa ruota girare . Mi ipnotizza, mi tranquillizza. E' idiota, ma alle volte mi avvicino allo schermo per cercare di toccarla.

(PS - gentilmente da me concesso, un commento del titolare del blog : Il nostro Mirò (deceduto da qualche anno) quando guardavo una partita di calcio si avvicinava allo schermo per cercare di prendere il pallone). Per chi non ci credesse posso sempre ritrovare la foto che gli ho fatto.

- Non sono uno scansafatiche, amo solo non fare niente. Io non critico i vostri hobby, quindi, non criticate i miei.

- Questa mattina ho ... scusatemi un momento ... il tempo di grattarmi. Allora questa mattina, ho ... un momento, mi gratto di nuovo e torno da voi ...
Ma è pazzesco, ho del prurito dappertutto. Molto antipatico.
Bene, questa mattina, ho dormito contro Patapouf (per chi non l'ha già conosciuto, è il cane di casa) e ... è terribile di avere voglia di grattarsi così ! Mi gratto per un buon momento  e poi ritorno da voi.
Dopo una notte di grattaggio intensivo, il verdetto terribile, vergognoso ed infamante è arrivato : ho delle pulci !

- Come un gatto così pulito come me può avere delle pulci ? Il colpevole, il criminale, il responsabile di tutto il mio male, il colpevole (rullo di tamburi) è, (nuovo rullo di tamburi) Patapouf ! Si, il cane ha avuto la gentilezza di parteggiare i suoi parassiti con me.

Alla prossima (secondo il volere del proprietario del blog)


A destra Selma, la madre, ed a sinistra Frida, la figlia. Il canapé della sala debitamente protetto


mercoledì 11 aprile 2018

66° DOGE - PASQUALE MALIPIERO (1457 - 1462)


Come già detto nel quarto post relativo al precedente doge, Pasquale Malipiero era stato eletto quando era ancora vivente il predecessore che morì dopo soli due giorni da quello in cui suonarono le campane per annunciare il nuovo doge.
Il Malipiero, nato verso il 1932, si era formato come diplomatico e militare arrivando ad essere procuratore, ma, rispetto a Francesco Foscari, non era nessuno. La sua forza era soltanto quella di essere sostenuto dal partito avversario dei Foscari. Perfino un suo pronipote, anche lui di nome Domenico, avrebbe detto di lui : "Grave di aspetto, di bella maniera, di mezza statura e di mediocre facoltà. Non fece al suo tempo cosa degna di memoria".
A quanto dicono i cronisti era stato un dongiovanni e si segnalò come il primo doge che indossasse abiti di seta. Sua moglie era Giovanna Dandolo e, secondo alcuni, grazie a lei ebbe inizio l'industria dei merletti ed alla dogaressa sarebbe stato anche dedicato il primo libro stampato a Venezia.
La gente mormorava comunque contro il Consiglio dei dieci per la loro decisione contro il Foscari e quindi le coscienze erano ancora scosse. Bisognava richiamare all'ordine questo organismo ed il 25 ottobre del 1458 il Maggior Consiglio votò delle leggi limitatrici dei tre capi del Consiglio dei Dieci, con l'esplicito divieto di occuparsi delle questioni riguardanti il doge e la sua Promissione. Fu il primo dei numerosi richiami inviati al Consiglio eccelso, come veniva definito, e con un preciso rimprovero, quando gli venne ricordato che era stato creato non per provacare scandali ma per impedire che si verificassero.
Dal maggio del 1458 Bartolomeo Colleoni è il nuovo capitano generale di terra con l'incarico principale di mantenere e difendere, con dignità e decoro, l'impero dell'entroterra. Qualche battaglia ma nessuna guerra e vivrà a Venezia come un pensionato, facendo la corte alle veneziane.
L'avvenimento politico più importante di questo dogado avrebbe dovuto essere la Dieta indetta dal nuovo Papa Pio II, a Mantova nel giugno del 1459, per organizzare una crociata contro i Turchi. Intervennero i rappresentanti di vari Stati italiani, ma lo sforzo del pontefice fu vano. La Dieta risultò un fallimento proprio a causa delle riserve del doge convinto che fosse meglio lasciare le cose come stavano se non tutti gli stati avessero aderito. Senza le galee veneziane le missione diventava impossibile.
Pasquale Malipiero, principe della politica rinunciataria, si meritò il titolo di "dux pacificus" e morì il 7 maggio del 1462 con sepoltura nella chiesa dei Ss. Giovanni e Paolo.

MODI DI DIRE

Parer Za la Mort
(Sembrare Za la Mort)

Sembrare un debilitato, cadaverico, che si trascina a stento.
Za la Mort è il personaggio di un fumetto dei primi anni cinquanta (assieme a Gil Toro, Mandrache, Tanks, Gordon, L'uomo mascherato, II piccolo sceriffo, Sciuscia, Topolino, ecc. ecc.).
La casa editrice di fumetti più conosciuta era la Nerbini.



domenica 8 aprile 2018

CONTINUA LA CAMMINATA

Allora, prima che le gambe si raffreddino, proseguiamo a camminare tra Saint Sauveur et Restinclières.
Senza ulteriori commenti.













Continuate a tenere presso di voi le scarpe adatte.

domenica 1 aprile 2018

65° DOGE - FRANCESCO FOSCARI (1423 - 1457) - ULTIMA PARTE


Eravamo rimasti al fatto che Jacopo Foscari fosse stato condannato all'esilio ed a un anno di carcere da scontare dove si sarebbe posato.
Il padre sente che questa volta non può fare niente per lui e che lo perde per sempre. Che strazio per lui vederlo supplicare : "Padre ve priego, procuré per mi che ritorni a casa mia" ed il padre, frenando la commozione : "Jacopo, va, obbedisci a quel che la patria vuole e non indugiare". Questa scena è stata immortalata da pittori come Delacroix e Hayez ed è, inoltre, l'episodio centrale del dramma di Byron e dell'opera di Verdi, nel quale il giovane muore al momento del distacco. In realtà, Jacopo morì, il 12 gennaio 1457, nella prigione di Canea, a Creta.
Francesco Foscari ha già 83 anni. Negli ultimi tempi, lasciandosi andare dal dolore, non presenzia più alle riunioni dei vari consigli. La vecchiaia ha anche il suo peso ed il Consiglio dei Dieci lo invita ad abdicare. Il 19 ottobre si presentano a lui i tre capi. A comunicargli la sentenza è Jacopo Loredan, il figlio di Pietro. Il doge vede in lui l'odio di una famiglia e rifiuta di obbedire. Il Loredan gli fa presente che il Consiglio è arrivato a questa decisione in considerazione della sua età e non ci sono motivazioni personali. Francesco Foscari non demorde e vuole che a decidere sia il Maggior Consiglio. Naturalmente, con la spocchia che li caraterizza, i Dieci, con freddezza, gli impongono di abdicare e di andarsene dal Palazzo Ducale entro otto giorni, pena la confisca di tutti i suoi beni.
Il giorno dopo si presentano da lui mentre dorme. Lo svegliano e gli leggono la nuova sentenza. Francesco non può fare altro che accettare ma ottiene di restare ancora un po' in palazzo fino alla fine dei lavori nella sua abitazione di San Barnaba. Gli si toglie il corno ducale e viene spezzato il suo anello. Se ne va il 24 ottobre e, sei giorni dopo, Venezia ha un nuovo doge nella persona di Pasquale Malipiero.
Francesco Foscari muore all'alba del primo novembre del 1457 ed un senso di imbarazzo prende il doge ed i consiglieri a questa notizia. Era sopravissuto solo otto giorni alla forzata abdicazione, umiliazione che avrebbero potuto evitargli. La moglie non vorrebbe consegnare la salma per i solenni funerali di stato, atto ipocrita, preferendo un funerale privato. Non glielo permettono : la salma, rivestita con tutte le insegne dogali, resta esposta nella sala dei Signori di Notte. Il corteo funebre passa per le strade di Venezia tra due immense ali di folla ed il doge Malipiero, per rendere onore al defunto, segue il feretro vestito da semplice senatore. Viene sepolto in Santa Maria dei Frari il 3 novembre. L'orazione funebre tenuta da Bernardo Giustinian, durò quattro ore ripercorrendo tutta la vita di Francesco Foscari e rilevando tutta la maestosa figura di questo doge.

MODI DI DIRE

Parer la Madona del petrolio
(Sembrare la Madonna del petrolio)

Il detto si riferisce ad una donna ricolma di gioielli e di collane con riferimento alle favolose ricchezze accumulate dai "petrolieri" in ogni epoca.


lunedì 26 marzo 2018

PRIMAVERA - SI RICOMINCIA A CAMMINARE

Ci troviamo sempre nella mia zona preferita tra il Domaine de Saint Sauveur et quello di Restinclières. Camminate che vanno dalle due ore alle otto ed oltre. In questo secondo caso bisogna essere dotati di una tenda, di un materasso gonfiabile  e di alimenti adatti. Devo confessare che io, al massimo ho fatto sei ore, ritornando al punto di partenza, prendere la macchina e riposo a casa.

Vicino al punto di partenza c'è un percorso ippico ed una pensione per cavalli



Ecco il percorso della prima parte









L'inizio della camminata


Chi ha l'abitudine di marciare sa che quel segno giallo indica di andare tutto dritto











Qui siamo al fiume Lez, acqua potabile per Montpellier. Siamo molto vicino alla fonte




E' da dieci anni che sento parlare della costruzione di una passerella per attraversare ed arrivare al Domaine de Restinclières, ma, ancora oggi, si è costretti a passare dall'altra parte a piedi nudi o ritornare sulla strada asfaltata. I pochi sassi gettati dai vari passanti non sono sufficienti a garantire di non finire a bagno (l'acqua comunque è poco profonda).


Alla prossima puntata

giovedì 22 marzo 2018

65° DOGE - FRANCESCO FOSCARI (1423 - 1457) - TERZA PARTE


Veniamo, come annunciato nel precedente post, ai problemi che egli ha incontrato durante il dogado, visto che molti l'avrebbero voluto morto.
Già dal conclave aveva avuto la meglio su Pietro Loredan che cominciò a dargli addosso con l'appoggio di tutta la famiglia, ostacolandolo con tutti i mezzi. La gente vociferava che il doge, per avere campo libero, avesse fatto avvelenare Pietro dal suo barbiere. Questo sospetto non fu mai denunciato dagli appartenenti al Consiglio dei Dieci visto che la calunnia si basava solo sul fatto che , in un attimo d'ira, Francesco aveva detto che non si sarebbe sentito il berretto ducale sicuro in testa finché Pietro fosse vissuto. Inoltre anche l'accusa di aver fatto fuori il fratello di Pietro, Marco Loredan, perché questi aveva lanciato un'inchiesta contro il genero del doge , Andrea Trevisan, che effettivamente aveva fatto degli abusi mentre era provveditore a Legnago. Solo chiacchiere messe in giro dalle malelingue del partito avversario il quale alla fine fece un attentato l'11 marzo del 1430.
Ci avevano già provato con quello squilibrato di Andrea Contarini facendogli dire che il doge l'ostacolava nelle sue aspirazioni ai pubblici uffici, ma Francesco sapeva bene che dietro di lui c'erano i Loredan. Quando se lo vide davanti con un pugnale in mano, ebbe la vita salva solo per l'intervento di un ambasciatore di Siena che riuscì a deviare il colpo. Il Contarini fu condannato a morte, impiccato fra le due collonne della piazzetta di San Marco con la mano destra tagliata ed appesa al collo. Il doge avrebbe preferito vedere al suo posto un Loredan ed aveva cercato anche di far risparmiare il povero mentecatto.
La peste gli portò via quattro figli mentre Jacopo, l'ultimo restante, si rivelò un poco di buono e fu condannato all'esilio anche se, più tardi, su intervento del padre che perorò una malattia del corpo e della mente, il Consiglio dei Dieci accettò di farlo rivenire a Venezia.
Quando il 5 novembre del 1450, fu trovato morto Almorò Donà, un capo dei Dieci che avevano processato Jacopo, questi fu accusato, senza prove, da Antonio Venier. Jacopo, anche sotto la tortura, cotinuò a professarsi innocente. Non era colpevole ma, i Dieci, lo condannarono ugualmente all'esilio a Candia. Un modo di riparare la precedente decisione, anche se non era giusto.
Jacopo però, nel giugno del 1456, briga per tornare in patria scrivendo anche a Maometto II ed a Francesco Sforza. Allora i Dieci lo fanno tornare a Venezia per processarlo e lui confessa tutto senza tortura. Naturalmente i contatti con i nemici della patria lo mettono in una posizione impossibile e viene quindi rispedito in esilio con un anno di carcere da scontare sul luogo scelto.
Il padre sente che questa volta non può intervenire.

MODI DI DIRE

Andar ala rafa
(Andare ad arraffare)

Il gioco della rafa consisteva nel gettare in aria alcune monetine messe in comune dai partecipanti (uguale numero per ogni partecipante). Al segnale chi riusciva ad arraffarne il più possibile se le teneva (non erano validi né calci né spinte, ma generalmente il gioco finiva in una rissa).
Esco dalle storie veneziane per una piccola battuta:

Sulla tomba di uno scozzese :
Qui giace ... Morì nella mischia che avvenne attorno ad una monetina di dieci centesimi"

Sulla tomba vicina :
Qui giace ... Morì dal dispiacere per non aver potuto partecipare alla mischia.


martedì 13 marzo 2018

UN GATTO SCONTROSO

Qui sono nel mio posto preferito. Un soffice cuscino, crocchette ed acqua a disposizione.

- Non sono di natura superstizioso ma detesto i gatti neri, anche grigi, come pure i tigrati  ed i bianchi.

- Quando ho l'impressione di essere inutile, mi raffiguro l'ONU e non ci penso più.

- Se pensate che il non fare niente renda la vita facile, vi sbagliate. Spendo una enorme energia per riposarmi. E' una vera ricerca : quella di trovare il luogo ideale per fare la siesta.

- Quando sono arrivato in questa famiglia, ho cominciato per dormire nel paniere che mi era stato assegnato. Un paniere di nessuna qualità che ho boicottato molto presto. Ho optato per il letto dei genitori, confortabile ma non utilizzabile durante la notte.
Il divano della sala è stato il mio luogo di ripiego, confortabile ma troppo esposto alle carezze. Aspettando di meglio occupo la sedia in cuoio dell'ufficio. Certo che non ho ancora trovato il Santo Graal.

- Oggi è un giorno speciale, il giorno in cui si cambiano le lenzuola. Adoro saltare sul letto quando mettono le lenzuola pulite. Amo infilarmi sotto la coperta ed avanzare all'interno, immaginarmi un'avventura scoprendo un mondo pericoloso, battermi contro il mostro cuscino ed il serpente "polochon".  Non ditemi che per voi non è un piacere cambiare le vostre lenzuola. Il problema degli umani è che non hanno alcuna immaginazione.
- Svegliarsi, dispiacersene e tornare a dormire.

PS - Non dirò più niente sul titolare di questo blog, altrimenti mi boicotta, come ho fatto io per il paniere.


FRIDA

venerdì 9 marzo 2018

65° DOGE - FRANCESCO FOSCARI (1423 - 1457) - SECONDA PARTE


SECONDA PARTE

Dopo la pace di Lodi, Venezia raccoglie il frutto dell'estenuante lotta rafforzando il suo dominio nella terraferma che va dall'Isonzo all'Adda, dalle falde delle Alpi al Po e comprende il Veneto euganeo, il Friuli, il Cadore, le province di Brescia e Bergamo, parte del Cremonese e del Trentino, l'Istria e parte del litorale dalmato. Senza poi contare i possedimenti d'oltre Po come Ravenna.
Le preoccupazioni vengono dal Levante perché il 20 maggio 1453 crolla per sempre l'impero romano d'Oriente. Maometto II ha saccheggiato Costantinopoli e molti nobili veneziani con il bailo Girolamo Minotto sono stati massacrati; il sultano è entrato a cavallo nella chiesa di Santa Sofia. La pace del 18 aprile 1454, nove giorni dopo Lodi, è accolta dal Senato come "un dono di Dio": Venezia conserva Scio, l'Eubea ed Egina oltre al beneficio esclusivo dei traffici commerciali nel territorio turco.
Francesco Foscari può tirare un sospiro di sollievo anche se il tutto è costato immensi sacrifici finanziari. Le spese sono state ingenti ma lui ha brigato in mille modi perché l'erario avesse sempre i fondi sufficienti per non tirarsi indietro. Per far fronte a tante spese si era dovuto differire il pagamento degli interessi pubblici, aumentare i dazi, imporre trattenute strordinarie sugli stipendi, accrescere di nove milioni il debito pubblico, ridurre del 19% il valore delle cartelle dei prestiti rispetto al prezzo di emissione, ma ne era valsa la pena ed il Foscari poteva, ormai ottantenne, compiacersi del suo dogado essendo riuscito anche a rendere Venezia più bella.
Completò il nuovo Palazzo Ducale; a San Giorgio maggiore faceva bella mostra la biblioteca eretta nel 1434 anche se con l'aiuto di Cosimo de' Medici esule a Venezia; era stato istituito il fondaco dei Tedeschi che dava una buona rendita; le arti cominciavano a fiorire nei due centri di Padova e Venezia. Nella prima avevano trovato spazio alla loro attività Donatello (autore, tra l'altro, della statua del Gattamelata) Filippo Lippi e Andrea Mantegna; sulla laguna invece Michelozzo, Paolo Uccello, Andrea del Castagno, in una esplosione della pittura che identificava nella famiglia Bellini la sua scuola territoriale. Il matrimonio del Mantegna con una figlia di Jacopo Bellini avrebbe suggellato l'intesa tra l'arte dell'entroterra e quella della laguna.
E poi quante feste e grandiosi spettacoli che il doge aveva curato in persona per la visita di sovrani e illustri personaggi :
- Un gran ballo del 1428 in onore di Pietro, figlio del re del Portogallo, con centoventi gentildonne vestite di panno d'oro ed altre centotrenta in seta cremisi, e tutte ingioiellate.
- Festeggiamenti nel 1442 per Francesco Sforza e sua moglie, con un corteo di duecento patrizie, vestite di stoffa dorata e scintillanti di gemme.
- Un altro ballo nel 1452 in onore della quindicenne imperatrice Eleonora del Portogallo, con duecentocinquanta nobili fanciulle sempre ingioiellate ed in vesti dorate.
- Il culmine fu però nel 1441 per le nozze di suo figlio Jacopo con Lucrezia Contarini con una giostra famosa dove lo stesso doge mise in palio delle zornee (*) di velluto cremisi coperte d'argento e ci furono 40 giostranti. Si organizzò anche una spettacolare cavalcata di dame e cavalieri dal Palazzo Ducale a San Barnaba per andare a prendere la sposa ed il corteo passò il Canal Grande su un ponte di barche appositamente installato al traghetto di San Samuele.
Grande dogado il suo ma anche con tanto dolore. Oltre ai morti in guerra, ci si era messa madre natura con una serie di cataclismi, dalla siccità del 1424 all'acqua alta eccezionale quasi annuale, dalla laguna gelata del 1431 al terremoto del 1451. E poi la peste a più riprese. Sembrava non fosse servito a nulla neanche la trasformazione dell'ospizio dei pellegrini all'isola di Santa Maria di Nazaret in un apposito ricovero per le persone colpite dal contagio. Quel Nazaretum, volgarizzato poi in Lazzaretto, avrebbe poi dato il nome a tutte le istituzioni del genere.
Anche il doge fu colpito da tante avversità, ma questo lo vedremo in seguito.

FINE DELLA SECONDA PARTE


MODI DI DIRE

Mandar de là de Stra
(Mandare oltre Stra)

Si tratta di un' elissi che sta per mandare in malora il più lontano possibile una persona. Stra, oltre ad essere un prefisso rafforzativo, è anche un paese (Stra) ai confini della provincia di Venezia con quella di Padova, quindi lontano dalla città.
Faccio presente che ancora oggi, a Venezia, si dice "De là del ponte tuta campagna" e ritengo inutile la traduzione. Per il ponte si intende naturalmente il Ponte della Libertà che unisce Venezia alla terraferma.



(*) Non chiedetemi cos'erano perché non ne ho trovato traccia in altri libri che possiedo né su Internet. Se qualcuno di voi mi può dare dei lumi su questa parola, gli sarò veramente grato.