AVVISO AI MIEI VISITATORI


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QUESTO BLOG NON E' CREATO A SCOPO DI LUCRO
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I MODI DI DIRE, PUBBLICATI IN CALCE AI POST RIGUARDANTI VENEZIA, SONO TRATTI DAL LIBRO "SENSA PELI SU LA LENGUA" DI GIANFRANCO SIEGA - ED. FILIPPI EDITORE VENEZIA O DA "CIO' ZIBALDONE VENEZIANO" DI GIUSEPPE CALO' - CORBO E FIORE EDITORI.
SPERO CHE GLI AUTORI APPREZZINO LA PUBBLICITA' GRATUITA E CHE IO NON SIA OBBLIGATO A SOSPENDERNE LA PUBLICAZIONE.
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I MIEI AMICI LETTORI

giovedì 23 febbraio 2017

52° DOGE - FRANCESCO DANDOLO (1329 - 1339)



Francesco Dandolo fu eletto, quale successore del Soranzo, in un agitato conclave, il 4 gennaio 1329.Già ambasciatore ad Avignone presso Clemente V dove con una umiliazione (lo si rappresenta carponi sotto il tavolo del Papa tanto da essere soprannominato "cane") riuscì a far togliere la scomunica a Venezia.
Era ancora ambasciatore presso Giovanni XXII, quando fu raggiunto dalla nomina mentre si trovava nelle Fiandre; rientrò subito a Venezia facendo un solenne ingresso, con a fianco la moglie Elisabetta Contarini, tra festeggiamenti finanziati dalle Consenterie delle Arti.
Fu il primo doge che si impegnò a dare consistenza all'entroterra veneziano perché il sorgere di potenti signorie a Verona e Padova cominciava a rendere critica la posizione della Repubblica. Il pericolo cominciò a farsi consistente con Cangrande della Scala, signore di Verona, che tra il 1327 ed il 1329 si era impadronito di Feltre, Belluno e Vicenza. Inoltre aveva spodestato da Padova Marsilio da Carrara pur mantenendolo come suo vicario ed aveva installato una dogana a Mestre minacciando gli interessi commerciali di Venezia.
Tuttavia alla morte di Cangrande e con l'avvento al potere del figlio Mastino II ,proprio nel 1329, i rapporti sembrava dovessero calmarsi visto che Mastino, nel 1326, era stato ascritto honoris causa al patriziato veneto.
Ma la situazione, al contrario, peggiorò perché egli occupò Parma e Brescia oltre ad arrivare in Toscana a prendersi Lucca. Si mostrava inoltre intenzionato a intralciare la navigazione fluviale contro Venezia tanto da avviare la costruzione di alcune saline a Petta di Bo, ai confini della laguna.
Fu la goccia che fece traboccare il vaso.
Nella primavera del 1336 si formava una coalizione tra Firenze, Perugia, Siena e Bologna alla quale aderì anche la Repubblica Veneta e la guerra cominciò il 28 maggio. Per evitare di ricorrere ai mercenari Venezia ricorse al sistema delle "cernide" cioè il reclutamento obbligatorio per tutti i cittadini abili alle armi compresi tra i 20 ed i 60 anni (adesso sappiamo chi ringraziare per i nostri 18 mesi di naia) organizzando un esercito di ben 40.000 uomini.
Gli scontri procedettero con alterna fortuna sul territorio scaligero e determinante fu l'ampliamento della coalizione alla quale si aggiunsero, nel corso del 1337, Azzo Visconti (signore di Milano), Obizzo d'Este (marchese di Ferrara) e Luigi Gonzaga (signore di Mantova) ai quali seguirono Carlo di Boemia e Giovanni di Carinzia.
Circondato da ogni parte, Mastino inviò il suo vicario, Marsilio da Carrara, per trattare con il doge ma il suo incaricato lo tradì concordando con Francesco Dandolo di consegnargli Padova per averne poi la signoria. Alla fine di luglio 1337 i veneziani entrarono in Padova consegnandola ai Carraresi che recuperarono anche Monselice, Este, Cittadella e Bassano. In cambio Venezia ricevette tutte le garanzie commerciali ed un'alleanza difensiva.
Mastino della Scala ricorre allora a Ludovico il Bavaro che si presenta con una delegazione al doge il quale con fermezza denuncia il comportamento dispotico degli Scaligeri tanto che Ludovico finisce per dargli ragione e restituire Mestre a nome dell'imperatore. Mentre Mastino si ritrova asseragliato a  Verona, il doge insedia a Treviso i suoi luogotenenti, Marco Foscarini e Jacopo Trevisan. Il 24 gennaio del 1339, nella basilica di San Marco fu stipulata la pace che confermava i possedimenti di Marsilio da Carrara e Venezia riprendeva Treviso. Firenze ottenne alcuni castelli ma non Lucca che restava al signore di Verona cosa che costituì l'inizio di accesi contrasti tra la città toscana e la Repubblica lagunare.
Il dogado di Francesco Dandolo volgeva al termine e Venezia cominciava ad insediarsi nel suo hinterland con punto d'appoggio nella marca trevigiana per l'espansione dei commerci veneziani.
Francesco Dandolo non ebbe solo questo merito perché in lui batteva un cuore d'artista anche se della sua dilettante attività letteraria non abbiamo una testimonianza diretta. Ce la ricorda unicamente un inventario delle cose da lui lasciate in eredità : una raccolta di circa venti manoscritti, una cronaca, un libretto di medicina, trattati di filosofia, di letteratura ed ascetica. Fu l'antesignano di quelle figure di signori letterati che l'Umanesimo avrebbe consolidato.
Morì il 31 ottobre 1339 e fu sepolto nella sala del Capitolo di Santa Maria dei Frari da dove fu rimosso durante l'occupazione napoleonica che soppresse i monasteri e fu trasferito nel museo del Seminario.

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Per questa volta tralascio i modi di dire (vedo già le lacrime che salgono ai vostri occhi - lol) per chiarire una cosa sui dogi. Ho tratto lo spunto dal blog di Walter Fano (L'altra Venezia) che vi invito ad andare a trovare cliccando sul titolo del blog.
Il mio è solo un riassunto.
Nessun doge di Venezia (e nessun'altra carica pubblica) era retribuito, al contrario dei nostri attuali responsabili pagati profumatamente). Viveva sui propri denari considerando l'incarico come un onore ed un dovere.
Inoltre:
- versava i contributi allo Stato come ogni altro nobile
- non poteva essere omaggiato con il bacio della mano o con la genuflessione
-  non poteva avere statue a lui dedicate
- ogni sua decisione veniva controllata dalla Signoria
- non poteva accrescere i poteri che gli erano conferiti
- non poteva spedire autonomamente lettere di Stato o riceverne
- non poteva fare donazioni o riceverne se non all'interno della propria famiglia
- doveva abbandonare ogni interesse mercantile ed economico personale
- non poteva influenzare le nomine delle varie magistrature

Quindi una specie di recluso nel Palazzo Ducale.

(il post di Walter è stato tratto dal libro di Alberto Toso Fei : "Forse tutti non sanno che a Venezia ..."

lunedì 20 febbraio 2017

SAGGEZZA DEL GATTO - 9

L'ARTE DEL DORMIRE

Dorme come un ghiro, entro 16 e 18 ore per giorno...
Il tempo di rinnovarsi !
Muscoli rilassati, occhi chiusi, questo grande dormiglione batte il record del mondo per il tempo occupato a dormire : può arrivare a 16 ore di sonno per giorno e 18 quando invecchia ! Per lui la vita è un lungo fiume tranquillo. Il suo sonno occupa i due terzi della sua vita. Se facciamo un semplice calcolo, all'età di 12 anni, un gatto è rimasto sveglio solo quattro anni !
Addormentamento, sonno leggero, sonno profondo, sonno paradosso ... quattro fasi di sonno cullano i suoi sogni. Ha un tale potere soporifico che una siesta vicino a lui vale un sonnifero.Il suo sonno non è solo calmante, ma comunicativo. Avere un gatto che dorme presso di noi è estremamente riposante. La sua calma ed il suo addormentamento immediato dovrebbe essere una regola di vita.

E NOI ?

Senza pretendere di restare per così lungo tempo (il lavoro o gli impegni ce lo impediscono) nelle braccia di Morfeo, si può invidiare il gatto capace di dormire del sonno del giusto. Per penetrare in un mare di delizie e di pace, bisogna sapere distendendersi, abbandonare le idee nere ed i problemi, cadere nel nulla. E' la condizione sine qua non per liberare una nuova energia. Infatti, il sonno agisce sul cervello. Le idee si organizzano. Non si dice apposta che la notte porta consiglio ? Ma anche la siesta nel pomeriggio, secondo me !

PS - Personalmente non sono mai riuscito a dormire così tanto ma è vero che durante la siesta la mia gatta si posiziona vicino a me e mi sento più tranquillo anche se ogni tanto mi chiede una carezza ed esco dal torpore. Inoltre ritengo che per noi non sia facile abbandonare le idee nere quando ne abbiamo. Un'altra cosa : le 16 - 18 ore sono per i gatti liberi che spendono delle calorie. Quelli nelle nostre case dormono un po' meno (circa 8 ore).



giovedì 16 febbraio 2017

GERONA - 1

Di Gerona ve ne avevo già parlato molto tempo fa. E' una città catalana che si trova tra Montpellier e Barcellona. Una città a livello umano e con un certo charme.
Fare una camminata nella città vecchia, visitare i monumenti ed i musei, oltre a percorrere agevolmente le sue strade. Inoltre si può approfittare del "Passeig de la Muralla" per poter vederla dall'alto.
Pubblico alcune foto e ne farò seguire altre sui post a seguire.






La passerella che scavalca "el rio Onyar"



Fine della prima puntata.

lunedì 13 febbraio 2017

SAGGEZZA DEL GATTO - 8

L'ARTE DELLO STRETCHING

Stiracchiamento dei muscoli, delle zampe, delle coscie e del dorso.
 Un esercizio rituale che mira ad evacuare la fatica.
Stiracchiarsi sembra essere un esercizio tutto naturale nel gatto il cui corpo è estensibile. Il gatto possiede 500 muscoli, elastici, dotati di tonicità. Essi possono muovere le ossa a cui sono attaccati. Questo vantaggio è legato alla congiunzione dei muscoli attorno alla colonna vertebrale, lungo il dorso ed i lombi, poi lungo la coda. Osservatelo e vedrete come un'onda che si forma sul suo dorso quando si stira.
Il gatto gioisce di una totale libertà per muovere il suo corpo. La sua testa è ruotante. La sua ossatura è particolare: non possiede le clavicole e quindi può stiracchiarsi su tutta la sua lunghezza o adottare alle volte delle strane posizioni. I suoi muscoli contrattili possono accorciarsi temporaneamente sotto l'influenza di uno stimolo.
Perché, più volte al giorno, egli prende cura di stiracchiarsi ? Certo per distendersi, dopo essere restato immobile, ma anche per posizionarsi nello spazio. Un sapere acquisito quando era ancora un gattino.


E NOI ?

Il nostro corpo ha 752 muscoli ma riusciremmo a raggiungere l'agilità del gatto ?
Al mattino, al risveglio, e se ne abbiamo il tempo, qualche movimento di stiracchiamento, braccia in alto per esempio, o arrotondare il dorso stirando i suoi muscoli ci fanno ritrovare dell'energia. E' la garanzia di non trovarsi spaesati nel nostro mondo, riprendendo la nostra agilità.

mercoledì 8 febbraio 2017

51° DOGE - GIOVANNI SORANZO (1312-1328)


Il conclave che elesse il successore di Marino Zorzi fu breve. Il 13 luglio 1312 fu nominato doge Giovanni Soranzo. Nato nel 1240 aveva un glorioso passato militare come generale nella guerra di Ferrara e fu ammiraglio contro i genovesi a Caffa oltre ad essere podestà a Chioggia e Ferrara contribuendo a reprimere le congiure verificatesi dopo la "serrata" del Maggior Consiglio.
Fu sufficiente un anno perché arrivasse alla pace con il Papa Clemente V, anche se, forse, fu più merito del suo ambasciatore ad Avignone nel 1313, Francesco Dandolo, se fu tolta la scomunica.
A seguito di questo fatto tutto cambiò. Rispetto per la città, le città dell'Istria e della Dalmazia rinnovarono l'obbedienza. Inoltre la città concluse una serie di trattati con il duca di Bramante, l'imperatore di Tebriz ed il conte di Fiandra e Bruges.
La città si arricchiva di nuove industrie e numerosi artigiani trovavano nella laguna  un ambiente adatto a sviluppare la loro attività. Aumentava il numero degli abitanti e si dovette realizzare un ampliamento della cinta urbana con imbonimento di barene, naturalmente il tutto soggetto all'idonea protezione delle sponde e sotto il controllo dei "capi-sestiere" (ricordo che Venezia è divisa in sestieri e non in quartieri).
L'avvenimento che diede più lustro al dogado di Soranzo fu il dono personale che ricevette dal re di Sicilia, Federico d'Aragona, nel 1316 : un leone ed una leonessa, simboli viventi della Repubblica veneta (eccezione sulla proibizione legale che il doge potesse ricevere doni personali). Furono sistemati in una stanza al pianoterra del Palazzo Ducale trasformata in gabbia. Vennero alla luce tre leoncini ed il lieto evento fu considerato di buon auspicio. Un leoncino fu regalato dal doge a Cangrande della Scala, signore di Verona che a quel momento non costituiva un pericolo.
Giovanni Soranzo fu onorato anche dalla visita di Dante Alighieri quale ambasciatore di Guido Novello da Polenta.
Si racconta che il poeta fu invitato dal doge ad una cena a base di pesce. Tutti quelli che lo precedevano a tavola sceglievano dei grossi pesci (penso che ancora oggi sia così) e quando il piatto arrivò a Dante restavano solo i più piccoli. Dante ne prese uno e se lo mise all'orecchio. Il doge, naturalmente, gli chiese cosa volesse significare e la risposta fu : " Mio padre è morto in questi mari e chiedo al pesce delle notizie sul genitore. Mi dice che lui ed i suoi compagni sono troppo giovani e non si ricordano , ma che qui ce ne sono di vecchi e grandi che sapranno sicuramente darmi delle novelle". Il doge gli fece inviare immediatamente un grande pesce.
Solo un mese dopo, Dante morì a Ravenna a quanto pare di febbre malariche. Cercate, se possibile, di non vedere un nesso.
I problemi il doge li ebbe in modo particolare dai suoi familiari a cominciare dalla moglie, Francesca Molin, che accettò doni (malgrado la Promissione ducale) cosa che provocò l'intervento dei "correttori" per ricordarle i suoi doveri. La pecora nera della famiglia fu, suo malgrado, la figlia Soranza che aveva sposato Nicolò Querini, detto "el zoto" - lo zoppo (pronunciare "el soto") complice della congiura del 1310. Ritornò a Venezia dall'esilio contro la sentenza del Consiglio dei dieci (confidando nell'autorità del padre) ma fu condannata alla reclusione perpetua in una casetta vicino all'ospizio di Santa Maria delle Vergini. Non ottenne mai la libertà pur avendo la concessione di visitare il padre ammalato.
Il doge morì, con questa amarezza nel cuore, il 31 dicembre del 1328 e fu sepolto in un'urna nel battistero di San Marco.

MODI DI DIRE

Aver più corni de un sesto de bovoi
(Avere più corna di un cesto di lumachine)

Il detto, dal chiaro significato, è fondato sull'erronea convinzione che i tentacoli delle lumachine, alle cui estremità si trovano gli occhi, siano delle corna.

PS - Barzelletta che accompagna quanto sopra :
Cena a casa di un grande signore il quale, naturalmente viene servito per primo e prende il pesce più grande. La moglie, alla sua destra gli dice : "Vergognati avresti dovuto prendere il più piccolo". Nel frattempo il cameriere aveva fatto il giro della tavola (verso la sinistra) con il vassoio ed il marito: "Cosa avresti fatto tu ? " E la moglie : "Avrei preso il più piccolo". Il marito " Guarda ti sta arrivando".

lunedì 6 febbraio 2017

SAGGEZZA DEL GATTO - 7

L'ARTE DI NON MUOVERSI

Gatto di salotto, gatto libero o gatto da esposizione, resta immobile come la sfinge... ha per lui l'eternità! E, anche in guardia, sa immobilizzarsi ed attendere il momento propizio per catturare la sua preda.
Il gatto per la sua presenza statica, contemplativa, riempie delle sue onde positive tutti i luoghi dentro o fuori la casa. Nella casa preferisce il salotto dove si legge, ci si riposa o si fa la conversazione.
Il gatto si piace in questo decoro da teatro, dove le materie sono più soffici. L'ambianza canapé lo conduce tra le braccia di Morfeo. Arrotolato sui cuscini , si lascia cullare dai suoi sogni.
Ma il gatto regna in tutta la casa, è il padrone dei luoghi, il proprietario della zona. Il gatto è così fatto che può trasformarsi in gatto da salotto essendo stato un gatto libero.
Il gatto ha larte di restare immobile delle ore quando è in caccia. Mette dalla sua parte tutte le chance per ben valutare la situazione prima di saltare sulla sua preda. Tempo, distanza, il calcolo è preciso. Il suo corpo è immobile, ma il suo cervello è in ebollizione. Del resto non è necessario che ci sia una preda... basta osservarlo quando cerca di saltare su un alto armadio. Rimane lì a controllare se può o no farcela, si posiziona sulle zampe posteriori e poi decide se tentare o no. Se rinuncia, fa finta di niente e va a mangiare o bere per non far notare che si è sbagliato.

E NOI ?

Restare senza muoversi per lungo tempo permette di concentrarsi nei propri pensieri del momento, di andare nel più profondo di noi stessi o, al contrario, di fermare tutti i pensieri come per fare un piccolo break. Un modo di fermare la folle corsa del tempo e di vivere l'eternità dell'istante, di posarsi un po' lasciando presa.



giovedì 2 febbraio 2017

UN'ALTRA CAMMINATA : DA JUVIGNAC A LAVERUNE (prima parte)

Questa camminata non presenta difficoltà, il dislivello è insignificante, ma è sempre meglio farla piuttosto che restare davanti la televisione.
Si trova a solo qualche chilometro da Montpellier.

Juvignac si trova al di là del ponte sullo sfondo


Un antico ponticello oggi in rovina





Una capanna tra gli alberi (un po' malandata)



Questo tunnel passa sotto la strada nazionale ma serve solo per lo scorrimento dell'acqua e quindi da non usare in caso di forti temporali





Ancora un vigneto che dà del buon vino


Il seguito alla prossima puntata.

lunedì 30 gennaio 2017

SAGGEZZA DEL GATTO - 6

L'ARTE DI AVERE FIDUCIA

Sul dorso, zampe all'aria, offre il suo ventre all'atmosfera e la sua fiducia agli altri. Distensione assoluta!

Non sono molte le volte che un gatto assume la posizione sudescritta. Si trova in una tranquillità totale e si rimette totalmente a chi lo circonda. Si abbandona a questa ambianza tranquilla, pacifica, nella quale si trova il suo picolo mondo familiare. Non una parola troppo alta, non un gesto che rompa la calma piatta di un pomeriggio d'autunno! Il gatto conserva le zampe sospese e ripiegate offrendo la pancia. Rimane immobile con gli occhi che sembrano ridere. Se lo si chiama si arrotola e mostra tutto il suo fascino. Rilassamento totale. I suoi nervi sono a piatto, dove sono i suoi muscoli ? Il suo istinto di predatore ? Le sue unghie, la sua mascella, i suoi miagolii ? Si trasforma e diviene l'opposto di sè stesso.
Iperattivo, reattivo, il solo predatore che - contrariamente ai suoi grandi cugini, la tigre ed il leone - si sia lasciato domesticare dall'uomo, il gatto viene subitamente afferrato dall'istante.

E noi ?

Possiamo così offrirci al tempo,  abbandonarsi totalmente, senza la minima resistenza, evacuando la nostra energia, le nostre velleità, le nostre frustrazioni ? Lasciare presa ? Accettare ciò che si presenta, non lottare, per meglio rinnovarci e scambiare con gli altri ?
Ammetto che non è facile, in questo caso, imitare i nostri amici a quattro zampe.



giovedì 26 gennaio 2017

LA TOUR DE LA BABOTE A MONTPELLIER


Questa torre faceva parte delle 25 che si elevavano, di tanto in tanto, nella cinta fortificata che proteggeva la città di Montpellier alla fine del XII ed inizio del XIII secolo. E' alta 26 metri e resta una delle ultime vestigia assieme alla Porte de la Blanquerie, la Porte du Pila Saint Gély e la Tour des Pins.
Nel 1739 l'Accademia reale delle scienze ottenne l'autorizzazione dal direttore generale delle fortificazioni (Maréchal d'Asfeld) di installare un osservatorio d'astronomia e per questo la torre venne sopraelevata partendo dalla balaustrata ed i lavori finirono nel 1745. L'osservatorio funzionerà sino al 1793. Oggi ne è installato uno moderno con un telescopio elettronico collegato ad apparecchi vari che permettono l'osservazione su un grande schermo TV e di scattare delle foto. E' dal 1981 che La Fédération d'astronomie populaire si è installata all'ultimo piano della torre.



Si racconta che nel 1783 il fisico Louis-Sébastien Lenormand utilizzasse la torre per sperimentare il suo paracadute

Stampa dell'epoca

In realtà lanciò solo degli animali e la cosa non funzionò molto bene.
Nel 1832 fu installato sulla sommità il telegrafo Chappe (dal nome del suo inventore)


Le braccia snodabili che si vedono nella stampa assumevano posizioni diverse che corrispondevano a delle lettere od anche ad una intera parola. Naturalmente il tutto era a visto con l'uso di un potente cannocchiale tipo quello della marina di una volta. La rete delle installazioni permetteva di mandare messaggi urgenti sino a Parigi attraverso due linee differenti. La prima passava per Nîmes, Avignone, Lione e Digione. La seconda per Narbonne, Tolosa, Bordeaux e Tours. Era inoltre in comunicazione con Marsiglia, Toulon e Bayonne. Indubbiamente più veloce che dei messaggeri a cavallo. Anzi penso che questi movimenti siano stati gli antisignani delle segnalazioni fatte in marina con delle bandierine. Naturalmente questo telegrafo fu soppiantato dal telegrafo a filo nel 1855.
Per un periodo la torre è stata utilizzata anche come sede della Société colombophile de l'Hérault ed oggi ospita anche il Club degli scacchi di Montpellier.

Fino all'anno scorso la piazza sottostante alla torre era occupata da un parcheggio un po' vecchiotto, dove al pianoterra c'era un mercato coperto (Les Halles - come si dice in francese). La municipalità ha deciso di rasarlo per costruire delle nuove halles e, forse, un parcheggio interrato. Vi presento la piazza, prima e dopo l'intervento.


La foto qui sopra l'ho scattata inquadrandone una appesa al muro della sala per l'astronomia


La giostra che si nota nella seconda foto è provvisoria.

Allora abbandono il lato storico per pubblicare il resto delle foto che ho fatto durante una visita guidata al modico prezzo di 7 euro.







E si continua a salire. Si può confrontare la foto della piazza con la precedente 



All'interno  per montare in cima si passa attraverso questa sala la cui volta misura 6,90 metri di altezza. Durante l'installazione del telegrafo era l'alloggio del direttore.



Ciao a tutti

PS - Dimenticavo. All'interno delle mura vi erano delle case che, a suo tempo, furono rasate per ragioni di sicurezza militare. Oggi ci sono tre ristoranti.

lunedì 23 gennaio 2017

LA SAGGEZZA DEI GATTI - 5


L'ARTE DI NASCONDERSI

Ognuno di noi cerca il suo gatto ma è nascosto da qualche parte. Come trovarlo?  Sempre in cerca di un nascondiglio, il gatto, invisibile ed introvabile, agisce in casa come nella natura. Cambia di posto , imbroglia tutto il mondo, storna l'attenzione del nemico. Che sia per caso nella scatola dei giocattoli in mezzo ai peluche? Già visto altre volte. Nella camera, sulla sedia vicino all'armadio? Troppo classico. Che sia dentro l'armadio a muro in mezzo alle lenzuola pulite e bien piegate? Normalmente è lì che fa il suo nido. Appallottolato dietro le tende? Nel paniere della biancheria sporca? E' qui che normalmente fiuta il concentrato di odori dei suoi "ospiti" (ha,ha, ha). E' il suo piccolo mondo, al riparo dei rumori degli elettrodomestici, delle voci e dell'andare e venire nella casa.
Questo tipo di pausa è necessario al piccolo felino, un essere segreto, silenzioso, filosofo. Questo contribuisce alla sua tranquillità.


E NOI ?

Come il gatto, bisogna avere un luogo a sè stessi. E ' sufficiente qualche metro quadrato. Allora possiamo farci dimenticare, distendersi, respirare, riprendere il proprio soffio, ricrearsi. Di tanto in tanto, bisogna mettersi di lato, fare il punto, raddrizzare la barra della propria esistenza, questo aiuta a ripartire del piede buono.
Certo che in certi appartamenti non è proprio facile trovare qualche metro quadrato.

Purtroppo ho finito le foto dei miei gatti. Ne ho solo tre.


Un caro saluto a tutti quelli che verranno a leggere questo post.