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I MODI DI DIRE, PUBBLICATI IN CALCE AI POST RIGUARDANTI VENEZIA, SONO TRATTI DAL LIBRO "SENSA PELI SU LA LENGUA" DI GIANFRANCO SIEGA - ED. FILIPPI EDITORE VENEZIA O DA "CIO' ZIBALDONE VENEZIANO" DI GIUSEPPE CALO' - CORBO E FIORE EDITORI.
SPERO CHE GLI AUTORI APPREZZINO LA PUBBLICITA' GRATUITA E CHE IO NON SIA OBBLIGATO A SOSPENDERNE LA PUBLICAZIONE.
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I MIEI AMICI LETTORI

lunedì 5 dicembre 2016

I GATTI DI ROMA

Ecco qui, in ritardo ma con tutti i miei auguri di passare un buon dicembre. Mi sembra ieri che ho cominciato e sono passati ben 12 mesi. Un miaou amichevole.


giovedì 1 dicembre 2016

RENNES-LE-CHÂTEAU

Spiacente per chi amava questa serie di post sui catari ma è l'ultimo sull'argomento.
Malgrado abbia solo una trentina di abitanti, Rennes-le-Château (nel dipartimento dell'Aude) non è oggi un villaggio ordinario. I curiosi ed i cercatori di tesori lo invadono regolarmente alla ricerca di un improbabile tesoro. Nessuna importanza che si tratti di un tesoro visigoto o cataro, oppure che si riferisca all'eredità dell'abate Saunière, il curato che intraprese il restauro del villaggio creando nuove struttura architetturali e rovinando la tranquillità del villaggio.

L'abate Saunière

"Hanno rubato la testa del diavolo!" In una mattina del mese di maggio 1996, l'incredibile novella fa il giro del piccolo villaggio. Subito diffusa dai media nazionali, il furto della testa e di un braccio della terribile acquasantiera appoggiata su una testa di diavolo.


Circa cento anni fa l'abate Saunière si mise a costruire un castello ed una chiesa perticolarmente stupefacente. Ma con quali soldi ? L'enigma è ancora oggi da risolvere. Resta il fatto che la disponibilità finanziaria dell'abate diede adito a pensare che avesse trovato un tesoro.
Sull'abate si è detto quasi tutto. Si sa che arrivò a Rennes nel 1885, che era un bell'uomo, intelligente e cortese. Poco dopo la sua installazione, cominciò dei lavori nella chiesa e immediatamente si mise a vivere comodamente, viaggiando e creandosi delle solide relazioni presso gli aristocratici europei ed anche presso la Santa Sede.
La chiesa

Alla fine si cominciò a pensare che avesse trovato durante i restauri un semplice tesoro nascosto ai tempi della rivoluzione.
E' certo che spese più di 23 milioni di franchi in venti anni e che la sua governante, alla morte, lasciò un'eredità di 3,5 milioni di franchi. L'abate inoltre, poco prima della sua morte aveva firmato un preventivo di 80 milioni di franchi con un certo Couiza. A parte il restauro della chiesa fece costruire una torre gotica (chiamata Magdala), la villa Bethania, una galleria sul fianco della scogliera, una serra, un parco con giochi d'acqua ed un serraglio.
Naturalmente le autorità ecclesiastiche di Carcassonne aprirono un'inchiesta e l'abate fu anche, per un certo tempo, sospeso dalle sue funzioni. Un ordine pontificio lo rentegrò più tardi sollevando ancora un'interrogazione : "Perché il papato giudicò di intervenire direttamente in favore di un prete in un minuscolo villaggio dell'Aude ?"
La sua governante, Marie Denarnaud, fece sensazione quasi quanto il curato. Analfabeta, fu solo la sua ispiratrice o anche la sua amante ? Alcune persone l'accusarono di malversazione perché alla morte di Saunière fu la sua sola erede universale. Nessuno saprà mai che parte ebbe nel detenere il segreto del tesoro. Resta il fatto che, prima di morire, disse : "Con quello che il signor curato ha lasciato ce ne sarebbe per nutrire tutta Rennes per 100 anni e ne avanzerebbe ancora".
Ancora qualche cenno su questo villaggio. Rennes-le-Château fu una delle più brillanti città del periodo visigoto quando si chiamava "Rhedae". Passò ai re francesi mediante il matrimonio tra Amalric (visigoto) e Clothilde (principessa franca).
L'importanza del villaggio declinò a causa di vari incendi, della peste, delle varie battaglie e dei vari saccheggi.

Dunque, se vi viene la voglia di cercare il tesoro passate da Rennes-le-Château.

lunedì 28 novembre 2016

Questa è una vera e propria passeggiata, più che una scarpinata, ma sempre meglio che restare sul divano davanti la TV.
Buona visione.






mercoledì 23 novembre 2016

IL SANTO GRAAL (parte seconda)

La storia del GRAAL è passata anche per il castello di Rennes-le-Château che una certa letteratura, sedotta dalla loro tematica comune sulla ricerca di un tesoro, si è forzata di legare le due storie, catarismo e Renne-le-Château.
In questa rilettura contemporanea della storia, si è anche illustrata una delle dottrine le più nere della storia del XX secolo, il nazismo.
Tutto gira attorno all'oscura avventura dello scrittore Otto Rahn, un chiaro sostenitore dell'ordine SS. I suoi libri ("La crociata contro il Graal" e "La corte di Lucifero") gli valsero una condanna ferma ed assoluta da parte della comunità catarizzante che naturalmente era antinazismo. Per appoggiare la sua tesi Rahn rilesse il "Parsifal" di Wolfram d'Eisenbach (scritto nel XIII secolo) alterando il linguaggio che l'autore aveva voluto donare all'opera.
In modo particolare il suo primo libro fu l'occasione perché la stampa si facesse l'eco di curiose cerimonie sia nel castello suddetto che nelle grotte di Sabartès ma anche una ragione dei cercatori di staccarsi dall'ipotesi graaliana con altrettanta forza e disprezzo.
Fu così che si risvegliò un forte interesse germanico a tutta la storia del Graal e l'autore più famoso di questa appropriazione è certamente Richard Wagner che compose l'opera "Parsifal".

Il tema di Parsifal riprende anche la ricerca del Graal
 (foto dedicata ad Elfi)

Per scrivere l'opera stessa si avvalse sia degli scritti del Rahn che del libro originale, di cui più sopra, dove si collegava la ricerca del Graal anche alla leggenda del Re Artù ed i Cavalieri della tavola rotonda. (Notare l'immagine della coppa al centro della tavola).


In ogni caso il tema del Graal non ha mai assunto un carattere religioso e deve sempre essere considerato nella sua dimensione letteraria, cioé visto come una teoria del "superamento di sè stesso" al servizio "di un regno".
Così, è forse perché il mito del Graal fu rapidamente cristianizzato, che bisogna per forza dimenticare una versione catara del mito? E' inteso che il catarismo è considerato, generalmente, come un movimento di essenza cristiana come illustrato nel "La storia del Graal" di Chrétien de Troyes sotto la pressione della chiesa ortodossa che voleva reagire alla sua crisi spirituale. In ogni caso non si pervenne certo a far dimenticare completamente il fondo pagano, quasi agnostico, preesistente.

lunedì 21 novembre 2016

PICCOLA PASSEGIATA DIETRO CASA

A 500 metri da casa mia, lungo la linea ferroviaria che porta alla stazione di Montpellier c'è una stradina che dona l'impressione di essere in campagna. Vi si trovano diversi orti e giardini partecipativi a disposizione di quelli che ne hanno richiesto uno a suo tempo.
Inoltre, alcune persone di buon cuore hanno costruito un rifugio per gatti liberi e la cosa mi è piaciuta molto. La passeggiata prende in tutto 45 minuti e serve proprio solo per digerire. Vi pubblico alcune foto.


















mercoledì 16 novembre 2016

IL SANTO GRAAL (parte prima)


Come certamente saprete il Santo Graal è la coppa dove fu raccolto il sangue del Cristo in croce e nei secoli si è sempre cercato di ritrovarlo. Il mito letterario cominciò a farsi strada durante le crociate contro gli Albigesi mescolandosi quindi con il Catarismo.
Ancora oggi ci si chiede se il principale luogo del Graal potesse essere, secondo più creazioni letterarie del Medio Evo, il castello di Montségur. Anche se la maggior parte degli storici rifiuta di dibatterne perché ritengono che la ricerca del Graal non ha alcuna pertinenza, non si può escludere completamente questa ipotesi.
In primo luogo, perché il Languedoc cataro è stato un terreno favorevole al mito del Graal ? In assenza di fonti scritte sufficienti, gli storici hanno, a suo tempo, seguito piste diverse, aperte dagli eruditi entusiasti degli anni 1930 - 1940 che in mancanza di fonti dirette si documentarono attraverso fiabe popolari e testi mitico-filosofici ma anche con lavori di archeologia per stabilire delle comparazioni tra i temi del Graal e quelli dei Catari. Le crociate suddette e la produzione letteraria del Graal tra il 1180 ed il 1225, datano della stessa epoca.


(Ricerca del Graal da parte di Lancillotto del lago)

E' sicuro che in questa logica Montségur era un elemento da sogno. Il castello non ha mai smesso di godere, sin dal XIX secolo di un'aura simbolica e poetica. Questa immagine si combinò con la realtà storica, grazie all'esistenza di un tesoro del quale si sa che fu evacuato nel corso della notte precedente alla presa del castello nel 1244. Sapendo che i Catari consideravano la menzogna come un peccato maggiore, la fuga di quattro di loro per salvare il "tesoro" (se ne ignora il contenuto), non poteva essere giustificata che da una ragione "superiore" o, se si preferisce, per un tesoro "sacro", figurazione del Santo Graal anche sotto forma di libri segreti.
Se si accetta d'altra parte che il motivo della ricerca, il Graal, potesse non essere un oggetto ma un "superamento di se stesso" associato ad una iniziazione per la ricerca della purezza e della conoscenza, è comprensibile che la localizzazione geografica del Graal possa essere spostata verso le grotte di Sabartès, presso Tarascon-sur-Ariège.


La grotta viene quindi percepita come luogo di iniziazione. Inoltre su una parete della Grotta di Montréal-de-Sos, nella valle di Vicdessos, si ha una pittura detta del Graal.

Mi fermo qui e continuerò la storia con il prossimo post di fine settimana perchè non voglio che vi venga a noia la lettura.
Buon proseguimento.

lunedì 14 novembre 2016

SERVIAN

Mia moglie ed io siamo passati un giorno da questo paesetto e non ho perso occasione di scattare delle foto , cosa volete, film e foto sono la mia passione.




video

Buona visione.

giovedì 10 novembre 2016

L'EREMO DI SANT'ANTONIO NELLE GOLE DI GALAMUS


Quella piccola costruzione che si vede, quasi al centro della foto, è l'eremo di Sant'Antonio nelle gole di Galamus. Si trova incastrato e quasi invisibile nelle rocce dei Pirenei Orientali tra Francia e Spagna. Anche qui siamo nella zona dei Catari. All'origine era una semplice grotta che accolse degli asceti dell' ottavo e nono secolo in un anfratto scavato nel tempo dall'impetuoso fiume Agly nel sud dell'Ariège e dell'Aude, da Bélesta a Peyrepertuse.
L'opera della natura cominciò sin dal Cretaceo inferiore (circa 135 milioni di anni fa) e l'azione durò circa 39 milioni di anni creando dei canyons molto stretti come appunto le gole di Galamus. La strada tracciata dall'Agly è uno dei soli passaggi per raggiungere i Pirenei Orientali partendo dall'Aude.
Il primo eremita installò la sua cappella in un rifugio sotto una roccia ma anche i seguenti non è che avessero un migliore conforto. L'ultimo effettivamentee morì di freddo nel 1870. L'eremo fu chiamato Sant'Antonio in riferimento all'uno dei primi anacoreti cristiani, l'egiziano Antonio il Grande ed uno dei più conosciuti tra coloro che lo utilizzarono fu un autentico martire. Limoux Nègre, nel XIV secolo, perì sul rogo a Carcassone per aver voluto imitare il Cristo digiunando per quaranta giorni.
I fedeli che non mancarono di andarci per implorare Sant'Antonio si fecero trasportare dalla magia dei luoghi, diabolicamente seducenti con assimilazione del paganesimo.
Così anche "le marmitte", grandi buchi pieni d'acqua, che si erano formate con il lavoro di sassi e ciotoli trascinati dalle acque dell'Agly, interessarono molto i curiosi che si persuasero volentieri che si trattasse dell'opera di giganti al posto di un fenomeno di erosione.
Buon fine settimana.

lunedì 7 novembre 2016

I GATTI DI ROMA - NOVEMBRE 2016

Sono ancora una volta un po' in ritardo e penso che questo gatto sia arrabbiato con me. Basta vedere il suo sguardo. Buona settimana.
PS: "Aho ! So Romeo er meio gatto del Colosseo" (dagli Aristogatti). Chiedo scusa ai romani per il tentativo ed accetto volentieri le correzioni.



mercoledì 2 novembre 2016

ABBAZIA DI FONTFROIDE

Continuando sull'argomento dei catari vengo ad una situazione contraria nel senso che l'abbazia del titolo era contro di loro.
Qualche anno fa avevo postato un clip sull’Abbazia di Fontfroide senza però parlare della sua storia. Quindi faccio ammenda e torno sull’argomento.
L' abbazia di Sainte-Marie de Fontfroide o, semplicemente, di Fontfroide è una ex Abbazia cistercense francese risalente alla fine dell'XI secolo e situata a 15 km a sud-ovest di Narbonne, vicino al confine con la Spagna.
L’abbazia si trova nel cuore di una valle tranquilla delle Corbières, in una magnifica cornice di pini e cipressi, un complesso architettonico davvero incantevole, fondato alla fine dell'XI secolo da una comunità di monaci benedettini poi passati all'ordine cistercense nel 1145.
Splendidamente restaurato, questo monumento aperto al pubblico tutto l'anno, può essere apprezzato nel corso di una visita guidata della durata di circa un'ora o tramite una visita tematica. E' possibile ammirare luoghi traboccanti di serenità, come la chiesa abbaziale del XII secolo con vetrate moderne, il chiostro con colonnine romaniche, la maestosa sala capitolare con colonne di marmo e gli edifici dei monaci e dei conversi, senza dimenticare ovviamente i giardini terrazzati e il bellissimo roseto con almeno 2500 cespugli di rosa!
L'abbazia propone degustazioni di vini che si fregiano del marchio di Denominazione d'Origine Protetta (AOP, in Francia) Corbières, così come numerosi eventi culturali, concerti di musica classica, mostre e altro ancora, come la festa delle piante che si tiene a maggio
Venne fondata nel 1093 dal visconte di Narbonne, ma rimase povera e sconosciuta fino al 1144 quando venne affidata ai cistercensi. Poco dopo il conte di Barcellona donò della terra in Spagna, per la costruzione del grande monastero catalano di Poblet, del quale Fontfroide era la casa madre, e nel 1157 la viscontessa Ermengarda di Narbonne donò una grande quantità di terra a livello locale, garantendo in tal modo la sua ricchezza. L'abbazia ha combattuto insieme a Papa Innocenzo III contro la dottrina eretica dei catari che vivevano nella regione. Venne sciolta nel 1791 nel corso della rivoluzione francese.
Venne rifondata nel 1858 dai monaci dell'abbazia di Sénanque. La comunità venne condotta fuori dalla Francia, a causa di cambiamenti giuridici, nel 1901. I locali, che sono di grande interesse architettonico, passarono in mani private nel 1908, quando gli artisti Gustave Fayet e Madeleine d'Andoque li acquistarono, per proteggerli, da un collezionista statunitense di sculture. Essi ripristinarono gli edifici in un certo numero di anni e li utilizzarono poi come un centro per progetti artistici.
Il complesso è ancora oggi in mani private ed è un museo visitabile. Nei terreni adiacenti all'abbazia si produce il vino DOC Corbières sotto il controllo dell'Istituto nazionale delle denominazioni d'origine francese.

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