AVVISO AI MIEI VISITATORI


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QUESTO BLOG NON E' CREATO A SCOPO DI LUCRO
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I MODI DI DIRE, PUBBLICATI IN CALCE AI POST RIGUARDANTI VENEZIA, SONO TRATTI DAL LIBRO "SENSA PELI SU LA LENGUA" DI GIANFRANCO SIEGA - ED. FILIPPI EDITORE VENEZIA O DA "CIO' ZIBALDONE VENEZIANO" DI GIUSEPPE CALO' - CORBO E FIORE EDITORI.
SPERO CHE GLI AUTORI APPREZZINO LA PUBBLICITA' GRATUITA E CHE IO NON SIA OBBLIGATO A SOSPENDERNE LA PUBLICAZIONE.
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I MIEI AMICI LETTORI

lunedì 23 gennaio 2017

LA SAGGEZZA DEI GATTI - 5


L'ARTE DI NASCONDERSI

Ognuno di noi cerca il suo gatto ma è nascosto da qualche parte. Come trovarlo?  Sempre in cerca di un nascondiglio, il gatto, invisibile ed introvabile, agisce in casa come nella natura. Cambia di posto , imbroglia tutto il mondo, storna l'attenzione del nemico. Che sia per caso nella scatola dei giocattoli in mezzo ai peluche? Già visto altre volte. Nella camera, sulla sedia vicino all'armadio? Troppo classico. Che sia dentro l'armadio a muro in mezzo alle lenzuola pulite e bien piegate? Normalmente è lì che fa il suo nido. Appallottolato dietro le tende? Nel paniere della biancheria sporca? E' qui che normalmente fiuta il concentrato di odori dei suoi "ospiti" (ha,ha, ha). E' il suo piccolo mondo, al riparo dei rumori degli elettrodomestici, delle voci e dell'andare e venire nella casa.
Questo tipo di pausa è necessario al piccolo felino, un essere segreto, silenzioso, filosofo. Questo contribuisce alla sua tranquillità.


E NOI ?

Come il gatto, bisogna avere un luogo a sè stessi. E ' sufficiente qualche metro quadrato. Allora possiamo farci dimenticare, distendersi, respirare, riprendere il proprio soffio, ricrearsi. Di tanto in tanto, bisogna mettersi di lato, fare il punto, raddrizzare la barra della propria esistenza, questo aiuta a ripartire del piede buono.
Certo che in certi appartamenti non è proprio facile trovare qualche metro quadrato.

Purtroppo ho finito le foto dei miei gatti. Ne ho solo tre.


Un caro saluto a tutti quelli che verranno a leggere questo post.



giovedì 19 gennaio 2017

50° DOGE - MARINO ZORZI (1311 - 1312)



Cerco di ritornare ai dogi per vedere se l'interesse su questo argomento possa arrivare almeno al limite dei post sui Catari.
Alla morte di Pietro Gradenigo, Stefano Giustinian, un senatore, non accettò di prendere il dogado e preferì farsi benedettino ritenendo che con l'aria che tirava a Venezia e sui suoi domini era meglio chiudersi in un convento.
Il 23 agosto 1311, anche se la pensava nello stesso modo, fu eletto Marino Zorzi molto religioso e pio tanto da essere chiamato "il santo". Sposato con una Agneta probabilmente della famiglia Querini.
Accettò la carica considerandola come la possibilità di fare del bene ai poveri e di mettere pace tra i concittadini.
Si racconta che gli elettori non riuscissero a mettersi d'accordo ed affacciandosi, durante una pausa, alle finestre per respirare un po' d'aria, lo avessero visto distribuire del pane ai prigionieri. Impressionati da questa azione lo scelsero. Forse si sperava anche che per la sua "santità" potesse operare per liberare Venezia dalla scomunica, visto che era anche stato ambasciatore a Roma. Per quanto si desse da fare, il Papa però non lo stette a sentire.
Infatti, alla base della scomunica c'era, in modo particolare, una chiara motivazione politica dai tempi della guerra di Ferrara e nulla poterono le preghiere del Zorzi. Il dogado, durato solo 11 mesi, fu turbato da rivolte a Zara ed in Dalmazia che Baiamonte Tiepolo cercava di far cessare. Quindi Zorzi non era certo il doge adatto per condurre una guerra.
Una leggenda assegna anche a questi 11 mesi condizioni meteorologiche perennemente autunnali ed invernali con un tempo della "malora" (modo di dire veneto) al quale allude un canto popolare  anonimo ma citato da Andrea da Mosto che vi trascrivo :

Xe più de un ano che te son mario
Né so cossa che sia de pase un'ora;
Pur per averte go tanto patio
che i patimenti me regordo ancora;
ma paziensa! Passà xe el tempo indrio
del dì che ancuo me pesa la malora;
e sì che per morir soto sta crose
non son né Zorzi, né Marin, né dose.

TRADUZIONE

E' più di un anno che sono tuo marito
Non so cosa sia un'ora di pace;
Eppure per averti ho tanto patito
che dei patimenti me ne ricordo ancora;
ma pazienza! Passato è il tempo indietro
del giorno per il quale oggi mi pesa la malora;
e sì che per morire sotto questa croce
non sono né Zorzi, né Marin, né doge

Il popolo lo amò molto ugualente e lo pianse a lungo quando morì il 3 luglio 1312. Fu sepolto senza alcuna lapide nel chiostro dei Ss Giovanni e Paolo (oggi ospedale civile), probabilmente su suo desiderio di voler ritornare alla nuda terra ma anche per tenere segreto il luogo della sepoltura ed impedire che il popolo cercasse di dissotterrarlo per dividersi i vestiti ed il corpo a guisa di reliquie.

MODI DI DIRE

Vècio come 'l mondo
(Vecchio come il mondo)

Si dice di qualche cosa, barzelletta o altro, presentata come novità ma in verità conosciuta da tutti e da molto tempo : dunque, antica come il mondo.
Ma quanti anni ha il mondo?
Il reverendissimo Vescovo anglicano Lightfoot, studioso della bibbia e polemico contro l'idea di Darwin, calcolò che la creazione del mondo avvenne il 23 ottobre del 4004 a.C. Si pensa però che trasse questa affermazione assisitito dalla sua grande fede.
Il vocabolo "darviniano", al contrario di quello che comunemente si crede, non deriva da Charles Darwin ma da suo nonno Erasmo Darwin che per primo enunciò una consimile dottrina.

P.S. - Si può dire anche : esser vècio come el cuco (essere vecchio come il cuculo)

lunedì 16 gennaio 2017

LA SAGGEZZA DEI GATTI - 4

L'arte del cocooning

Malgrado una pelliccia molto fornita, il gatto cerca sempre il calore delle coperte o dei radiatori e del fuoco del camino.
Egli è ben preparato per sopportare la diminuzione della temperatura. Tutto il suo corpo è coperto di peli, corti, mezzo lunghi o lunghi, salvo il naso, le mammelle ed i cuscinetti plantari. La mitica pelliccia felina è composta di tre differenti forme di peli:
- un pelo variabile secondo le razze
- Le barbe ruvide che formano il sottopelo
- La borra dolce e ricciuta
Bien protetto contro il freddo , non ha veramente da temere nelle nostre case.
Ma l'atmosfera confortabile e dolce non gli impedisce di andare a nascondersi sotto una coperta. Come può sopportare una tale fornace ? Millenni fa il gatto era sottoposto a grandi variazioni di temperatura: un calore torrido il giorno, temperature fresche ed anche glaciali durante la notte. Sono le condizioni di vita del deserto.
La temperatura del gatto si regola : tollera così il calore che sente sotto la coperta come se lui fosse vicino al radiatore od al caminetto. Gli evoca la pelliccia della madre contro la quale si scaldava appena nato.

E NOI ?
Restare al caldo sotto la coperta è un piacere che rimanda all'infanzia. Questa sensazione di calore o di conforto è legata alla madre o, inconsciamente, alla vita intra-uterina. E' anche un bisogno di protezione che si manifesta in molte occasioni della nostra esistenza che cerchiamo restando al caldo. Semplice ed efficace.

giovedì 12 gennaio 2017

IL "GATTO" DI CHIOGGIA




Lascio cadere, per questa settimana, la storia dei dogi e resto ancora sul tema dei gatti ma sotto un altro aspetto.
Sono sicuro che alcuni di voi conosceranno Chioggia, il porto che dà sull'Adriatico, non molto distante da Venezia, ed è su questa città che vi voglio intrattenere.

Dalle foto che seguono vedrete come essa assomigli a Venezia nella sua architettura e ve ne spiegherò il perché.



Chioggia è sempre stata gelosa di Venezia ed avrebbe voluto superarla in bellezza, non riuscendoci naturalmente.
Era talmente gelosa che quando arrivava qualcuno per attaccarla si alleava con il nemico invece di difendere Venezia.

Ma non è di questo che voglio parlarvi. Desidero raccontarvi una leggenda che amano tramandare i veneziani per prendere in giro i chioggiotti (se qualcuno di loro dovesse venire sul mio blog, non me ne voglia perché amo la loro città ed in modo particolare i loro ristoranti sul porto).
Ed è proprio sul porto che il dente duole.
Sulla piazza che si trova davanti la laguna si erge una colonna con un leone che voleva concorrenziare quello di Venezia della piazzetta San Marco in faccia al bacino.
Ora, sembra, che Chioggia avesse comandato, avendo poca disponibilità monetaria, un leone in marmo ad uno scultore non troppo conosciuto e non troppo abile. Questi si mise all'opera ma, alla fine, si accorse di avere fatto la testa troppo grande rispetto al corpo e quindi cominciò a ritoccare la testa. Solo che questa risultò troppo piccola rispetto al corpo e quindi altro ritocco. Non ve la faccio troppo lunga e vi dico che alla fine il risultato diede un piccolo leone che i veneziani, per scherno, chiamarono "il gatto". Noterete dalle foto la sproporzione tra la statua e la colonna.


Ora, se volete non uscire vivi da Chioggia è sufficiente andare a posizionare ai piedi della colonna una carta di lische di pesce (massima offesa per i chioggiotti) e vi garantisco che vi conviene essere dei buoni atleti per prendere le gambe in spalla e uscire al più presto dalla città.
Qualche ventina di anni fa accompagnai mia moglie e mio suocero per una visita ed avevo raccontato loro la leggenda, avvertendoli di non fare commenti. Arrivati davanti alla colonna si sono messi a ridere a crepapelle ed ho dovuto trascinarli via al più presto.
Quindi, voi tutti, attenzione se andrete a visitare Chioggia che, comunque, merita di essere vista.

MODI DI DIRE

El difeto 'l ze nel soramànego
(Il difetto sta sopra il manico)

Espressione ironica per insinuare che una manchevolezza o difficoltà sia causata da incapacità o deficienze dell'operatore.
In modo particolare si riferisce ad una persona che non riesce a portare a termine un lavoro usando un attrezzo.

lunedì 9 gennaio 2017

SAGGEZZA DEL GATTO - 3

L'ARTE DI ESSERE "BENE NEI PROPRI PELI"

Pettinato, spazzolato, lisciato fino a che un pelo non sia spostato ! Il gatto sa prendere cura del suo aspetto e ne è fiero.
Il suo pelo deve essere impeccabile. Se necessario, per sciogliere i nodi e separare i peli incollati tra loro, impiega i denti . Li mordicchia senza pietà. Con la lingua, umidifica i peli rovinati, li ammorbidisce, li reidrata o elimina i peli morti ed anche le cellule morte della pelle. Continua a lisciare il suo pelo su tutto il corpo : ascelle, nuca, ventre, parti intime... Il pelo brillante, il gatto è bello e sano alla volta.
Tirando i suoi peli, stimola anche le sue ghiandole sebacee. Questo intrattiene il suo pelo, nutrito, arricchito, reimpermeabilizzato. Il gatto è fiero, prende una posizione di vincitore, esibisce le sue più belle qualità.
Meglio di un re.


E NOI ?


La lezione è evidente. Il semplice fatto di pettinarsi al risveglio, al momento di andare a letto o di ripettinarsi nella giornata, genera una sensazione di freschezza e di distensione. Questo attiva, in particolare, la circolazione del cuoio capelluto.
Nessuno cercherà delle pulci sulla vostra testa * (ha, ha, ha)

* Modo di dire francese per significare che nessuno verrà ad indagare lasciandoci tranquilli.



MATISSE

mercoledì 4 gennaio 2017

49° DOGE - PIETRO GRADENIGO (1289 -1311) - SECONDA PARTE

Vi ricordate la congiura dei Bocconio e dei Baldovino ? Ebbene, molto più pericolosa fu la congiura che ebbe per protagonisti Marco Querini e Baiamonte Tiepolo largamente appoggiati da molti altri patrizi. Divenne addirittura una insurrezione armata. Il pretesto fu la guerra che Venezia aveva intrapreso contro il papa Clemente V per il possesso di Ferrara nel 1308 e che finì in un insuccesso militare della Repubblica, con conseguente scomunica.
In tale frangente Marco Querini, comandante della fortezza di Castel Tebaldo, aveva ceduto questa roccaforte senza combattere il 28 agosto 1309 adducendo il pretesto dello scoppio di una epidemia. In realtà abbandonò i difensori che furono massacrati dalle forze pontificie.
Su questa vicenda Venezia si divide in due e scoppiano tumulti in piazza; il Querini trova un difensore in Baiamonte Tiepolo, nipote del doge Lorenzo, che odia Pietro Gradenigo. Il clima di sedizione arriva sino all'interno del Maggior Consiglio e, quando Piero Querini, fratello di Marco, spinge a terra il Signore di Notte, Marco Morosini, viene punito solo con una multa. Questo basta però perché i Querini si sentano offesi e quindi organizzano una congiura con vittime designate il doge, i Dandolo, i Giustiniani ed i Michiel.
Il colpo di Stao era previsto tra la notte del 14 ed il 15 giugno 1310 ma anche questa volta ci fu una soffiata e Pietro Gradenigo si raccoglie con i nobili fedeli in Pazza San Marco. Lo scontro si svolge durante un tremendo temporale. Marco Querini e suo figlio Benedetto restano uccisi dalle spade dei Giustinian; Baiamonte Tiepolo con un folto seguito affronta all'estremità della piazza Antonino Dandolo seguito da una truppa di soldati. Una leggenda riporta che una vecchietta s'affaccia alla finestra di casa sua e lascia cadere, non si sa se volutamente, una grossa pietra sulla testa dell'alfier che portava lo stendardo del Tiepolo. Passerà alla storia come la vecia del morter, ovvero la "vecchia del mortaio". Non si sa se si chiamasse Giustina Rossi o Maria de Oltise da San Basso.
I ribelli perdono la loro baldanza e Baiamonte ordina la ritirata oltre il ponte di Rialto, asseragliandosi negli uffici della Magistratura aspettando il Badoer mentre il gruppo dei Querini viene ancora disperso in Campo San Luca. Badoero Badoer, ignaro degli avvenimenti, avanza baldanzoso dall'entroterra, ma è bloccato dal podestà di Chioggia, Ugolino Giustinian. L'insurrezione è fallita e Baiamonte ottiene la libera uscita per lui ed il suo gruppo esiliandosi a Zara. Si arrivò ai processi per direttissima ma mentre per i nobili del Maggior Consiglio ci furono delle pene relativamente miti, per coloro che avevano sparso il sangue non ci fu alcuna pietà. Il 22 giugno viene decapitato il Badoer ed il giorno dopo i suoi compagni finiscono sulla forca. Le case del Tiepolo vengono abbattute e nel luogo dove c'era quella di Baiamonte, è eretta una "colonna d'infamia" con questa iscrizione:

"Di Baiamonte fo questo tereno
e mo per lo so iniquo tradimento
s'è posto in chomun per altrui spavento
e per lostra a tutti sempre seno"

Comunque Baiamonte continuò a cospirare in esilio tentando degli accordi con i nemici di Venezia. Fu raggiunto da una sentenza di morte da parte del Consiglio dei Dieci, istituito un mese dopo la congiura, sotto il doge Francesco Dandolo, il 31 gennaio 1329 che autorizzava Marino Falier ad eliminarlo con qualsiasi mezzo; non se ne seppe più nulla.
Una antica iscrizione diceva:

"Ne l'anno mile tresento e diese
in mezo al mese de le cerese
Baiamonte passò il ponte:
cussi fo fato el consiglio de diese"

Il Consiglio dei Dieci che doveva indagare sugli avvenimenti avrebbe dovuto finire i lavori entro il 29 settembre, ma l'incarico venne prorogato ed in definitiva divenne un'istituzione permanente il 20 luglio 1335. Questo tribunale dispose di facoltà particolari tali da permettergli di interferire su tutti gli organi dello Stato.
Pietro Gradenigo poteva essere sicuro di lasciare il potere dell'aristocrazia in buone mani e morì il 13 agosto 1311. Fu sepolto a Murano, nella chiesa di S. Cipriano, ma la tomba venne profanata, molto tempo dopo, durante l'occupazione francese di Venezia; il suo teschio , infilzato sopra un bastone, fu portato in giro per la città da una processione di studenti giacobini pieni, ahimè, di tante illusioni libertarie.

MODI DI DIRE

Magnar de strangolon

Mangiare in premura , con la preoccupazione di non fare in tempo, per esempio, di trovarsi in un certo posto ad una certa ora.

domenica 1 gennaio 2017

DELLE NUOVE CAMMINATE

Cosa c'è di meglio di una buona scarpinata per digerire tutto quello che si è mangiato durante le feste ? Eccone alcune sempre nei dintorni di Montpellier. Da scegliere dopo aver assistito al concerto di Capodanno dell'orchestra di Montpellier. 


Felice 2017 a tutto il mondo



sabato 24 dicembre 2016

CALENDARIO DELL'AVVENTO - 24 Dicembre 2016


Siamo arrivati alla fine dell’anno e sembra che il tempo corra, forse perché si invecchia ma, come negli anni scorsi, ho piacere di partecipare a questa iniziativa che trovo molto valida.
Dunque devo trovare un argomento diverso rispetto agli ultimi due anni e penso di raccontarvi una fiaba, anche se l'avvenimento si svolgeva in un mese di luglio e non nel periodo natalizio.
Molti anni fa un anziano signore aveva deciso di iscriversi ad un’associazione che operava in difesa dei gatti liberi, divenendone in poco tempo il contabile. Non contento di questa semplice attività il giorno in cui gli proposero di nutrire, per "una quindicina di giorni", i mici e micioni sterilizzati e rilasciati in libertà, accettò con piacere. Il posto non era molto distante da casa sua e, quindi, l’impegno non era eccessivo. Purtroppo una delle nutrizioniste era partita in un’altra città e non si poteva lasciare la responsabilità alla sua unica collega che avrebbe dovuto essere presente sette giorni su sette e l'associazione si era impegnata a trovarne un'altra.
Il tempo passò e, "dopo due anni e mezzo", lui continuava a nutrire i gatti liberi. Un  giorno vide arrivare una gattina con un collare e comprese che, sicuramente, era stata abbandonata dai suoi « padroni ». (uso questa parola perché molte persone pensano che gli animali siano una proprietà e non degli amici che convivono e che ci danno un enorme affetto).
Inoltre i gatti liberi cercavano di allontanarla dal cibo e, quindi, l’anziano signore cominciò a mettere una ciotola un po’ più lontano, dedicata a lei. Disse alla moglie : "Sai c'è una gattina ..." e la moglie volle vederla. I due decisero immediatamente di adottarla e non ebbero alcun problema a catturarla perché fu sufficiente utilizzare una semplice gabbia di trasporto. La micia fu subito portata da un veterinario che constatò il suo buon stato di salute e che la operò (cosa volete, non si può lasciare proliferare in continuazione). Quando il vecchio signore andò a riprenderla, il veterinario gli disse : » Questa gatta ha partorito non più tardi di tre settimana fa ».
Problema : gli eventuali piccoli non erano ancora svezzati e quindi destinati a sicura morte se non trovati. Decisione : liberare la madre e cercare di seguirla per trovarli. La moglie gli disse : "Se la gattina non torna a casa, divorzio". Naturalmente, dopo questa minaccia il vecchio signore chiamò a raccolta tutti i colleghi dell'associazione e con il loro aiuto, dopo non pochi problemi, furono rintracciati in una cantina quattro micini stupendi. I presenti si guardarono l'uno con l'altro ed uno di loro disse : "Cosa facciamo?" Lui, senza pensarci troppo,  rispose : « Tutti a casa mia ».
Avrete ben compreso che il vecchio signore ero io. Oggi due mici sono partiti, uno a casa di amici e l'altro al di là dello specchio. La madre ha quasi 10 anni ed i due rimasti un po’ più di 8 (comprenderete che vista la situazione non possiamo essere certi della reale età).

Il tigrato a sinistra è Mirò deceduto l'anno scorso ma sempre nei nostri pensieri ed al quale avevo, a suo tempo, dedicato anche un post. Nella foto manca Dalì già alloggiato presso i nostri amici e copia perfetta di Matisse a destra sulla foto.

Allora, dopo questa « fiaba » non mi resta che fare i miei auguri a tutti voi, passando virtualmente il testimone al blog di Ambra che resterà sempre nel nostro ricordo:

A proposito domani stappate una bottiglia di prosecco per me perché oggi è il mio 74° compleanno.

lunedì 19 dicembre 2016

SAGGEZZA DEL GATTO - 2

Preavviso : questo vale per tutta la settimana perché il 24 mi aspetta Sciarada con il calendario dell'avvento.

L'ARTE DELLA PULIZIA
Exit le sporcizie ed i microbi, la toeletta rende bello, assicurato, sano e leggero

Il gatto passa delle ore  a fare la sua toeletta. Si impegna, si umetta la faccia con le zampe anteriori, poi si lecca sui fianchi. Toglie le tracce di terra dalle sue unghie e cerca la polvere che prende dai vari tappeti di casa quando vi si draia per schiacciare un pisolino.
La sua saliva è un prodotto talmente efficace distribuito con la sua lingua rugosa. Perspicace, insistente, si rilecca perché resta sempre una piccola spocizia indesiderabile. Si accanisce a scacciare l'intruso, il microbo che lo esaspera o la pulce che lo rende matto. Non si è mai troppo puliti quando si è gatto.
E' per questa qualità che viene apprezzato nei nostri interni e l'epressione (francese) "Fare una toeletta da gatto" (per dire che ci si lava alla svelta) non è certo appropriata. Il gatto, al contrario, inumidisce i suoi peli in profondità e detiene il primo premio del benessere. Tutto bllo, tutto pulito; si sente bene nella sua pelle.

E noi ?

La pulizia è una cosa estremamente necessaria per essere in buona salute, ma anche per sentirsi bene ed avere fiducia in sè stessi. Si può allora incrociare lo sguardo altrui con facilità, sicurezza e trasparenza. Come ci si guarda nello specchio ci si ritrova più rinfrescato. Spirito sano in corpore sano.

Frida l'unica  femmina della cucciolata
(in questo momento è ricoverata dal veterinario ed incrociamo le dita)

giovedì 15 dicembre 2016

49° DOGE - PIETRO GRADENIGO (1289 - 1311) - PRIMA PARTE


Non erano ancora terminati i funerali di Giovanni Dandolo che il popolo cominciò ad acclamare doge Jacopo Tiepolo, figlio del doge Lorenzo, grazie alle sue gloriose imprese militari. Questi era sostenuto anche dai nuovi ricchi ma portare avanti una tale nomina voleva dire saltare un'istituzione elettorale mettersi contro il Maggior Consiglio, come tentare un colpo di stato o provocare una guerra civile.
Jacopo non volle tutto questo non sentendosi molto forte e si ritirò nel castello di Marocco, nel Trevigiano, convincendo anche i suoi sostenitori a desistere dall'impresa per il bene della patria.
Il conclave elesse quindi regolarmente il suo doge nella persona di un giovane, appena 38 anni, Pietro Gradenigo, il 25 novembre 1289. Essendo podestà a Capodistria, dodici ambasciatori con cinque galee andarono a comunicargli la nomina ed accettò la carica il 3 dicembre. Non fu bene accolto dal popolo che lo soprannominò "Pierazzo" per disprezzo.
I Gradenigo erano una delle famiglie apostoliche ed in Pietro si concentravano ben tre casati (Gradenigo, Dandolo e Morosini) e quindi si può comprendere la scelta.
Intanto era urgente risolvere i problemi che erano rimasti in sospeso: il dominio sull'Adriatico ed i rapporti con Genova ormai padrona del Tirreno dopo il trionfo su Pisa nella battaglia della Meloria, e quelli con il sultano d'Egitto che nel 1291 conquistò S. Giovanni d'Acri, Tiro, Sidone e Tortosa. La presenza latina in terrasanta ha dunque termine perché nessuno ha interesse ad una nuova Crociata e la cosa deve risolversi tra Venezia e Genova. La flotta della Serenissima, pur con qualche scacco, difende il suo prestigio sui mari e nel frattempo i capi della Quarantia nel marzo del 1296 presentano una proposta per la  riforma del sistema elettorale del Maggior Consiglio visto che quello in atto lasciava adito a brogli e raggiri a cui ricorrevano i nuovi ricchi che acquistavano tutto con il denaro mirando anche alla nobiltà ed al prestigio politico. Naturalmente la classe aristocratica voleva continuare ad essere eleggibile al Maggior Consiglio solo per la loro appartenenza.
Tra le varie liti la legge fu boicottata in modo pârticolare dai conservatori "ultra" ed il pericolo era che non si arrivasse ad una tirannia personale per acclamazione da parte del popolo.
Per questo motivo si preferì la dittatura oligarchica, riservata al partito aristocratico.
Ci riuscì Pietro Gradenigo, presentando una nuova proposta di legge il 28 febbraio 1297. Tutti coloro che avevano fatto parte del Maggior Consiglio negli ultimi quattro anni avevano il diritto di rifarne parte, su approvazione della Quarantia, e tutti i discendenti di quelli che ne erano stati membri fin dal 1172 potevano essere eletti secondo il sistema in vigore ma sempre con l'approvazione della Quarantia.
La legge fu approvata a titolo provvisorio per sei mesi e quindi mancò una motivazione per "giustificare" un colpo di Stato vero e proprio.
L'occasione arrivò però con la guerra aperta contro Genova. L'8 settembre1298 si arrivò alla battaglia decisiva nel canale di Curzola. 85 galee genovesi condotte da Lamba Doria contro 95 galee veneziane al comando di Andrea Dandolo. Fu la disfatta per la Serenissima e tra i 7.000 prigionieri in catene c'èra lo stesso Dandolo che preferì uccidersi piuttosto che subire l'onta di essere tradotto in catene a Genova. I genovesi che avevano a loro volta subito gravi perdite preferirono bruciare sul posto le 66 galee catturate.
Solo 11 navi tornarono a Venezia tra lo sgomento di chi piange i figli periti in mare e lo stupore di una sconfitta incredibile per l'orgoglio della Repubblica e, quindi, quale momento è più propizio per un colpo di Stato ? Il 30 settembre la "serrata" diventa legge definitiva sancendo il predominio del patriziato come classe detentrice del potere.
Proprio in virtù di questo rafforzamento interno , Venezia, pur sconfitta, può arrivare alla pace con Genova a testa alta e questa si tiene a Milano il 25 maggio 1299 con la mediazione di Matteo Visconti, Carlo II d'Angiò e Bonifacio VIII, Venezia mantiene il controllo dell'Adriatico e del Mar Nero.
Bisognava però attendersi delle reazioni della borghesia e nel 1300 Marino Bocconio e Giovanni Baldovino, due ricchissimi "faccendieri" ordinarono una congiura appoggiata dalle famiglie che non facevano parte del Maggior Consiglio. Erano più di 50, ma solo 11 con  a capo il Bocconio presero l'incarico di presentarsi a Palazzo Ducale per entrare armi in pugno nella sala dell'assemblea. Gli altri dovevano creare tafferugli in tutta Venezia. Solo che, per una soffiata, anche i nobili si erano armati e, una volta fatto entrare gli undici, chiusero le porte dietro di loro facendoli praticamente prigionieri. Accusati di tradimento, furono processati per direttissima e condannati all'impiccagione. La sentenza venne eseguita subito tra le colonne dei Santi Marco e Teodoro (Todaro, in veneziano) che danno sul bacino di San Marco. Gli altri scapparono subito prima di organizzare una qualsiasi cosa. Pietro Gradenigo divenne quindi l'eroe della difesa costituzionale.

Siccome la storia di questi movimenti interni è molto lunga, preferisco dedicare il seguito del post all'ultimo WE di dicembre, visto che al prossimo mi attende "IL CALENDARIO DELL'AVVENTO" organizzato da Sciarada.


MODI DI DIRE
A tropo (l)eser no se capise più niente
(a troppo leggere non si capisce più niente)

E' per questo che ho diviso in due la storia di Pietro Gradenigo.